Un blog con la sindrome di Asperger, uno spettro autistico che la notte vi fa paura: bubu settete!!
Un medico, una persona un pò strana.
Paranoid: Low
Schizoid: Low
Schizotypal: Low
Antisocial: High
Borderline: Very High
Histrionic: Very High
Narcissistic: Moderate
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Dependent: Low
Obsessive-Compulsive: Low
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Fare il medico, vediamo di che si tratta.
Essere stanchi, mangiare tramezzini, fumare davanti al portatile scrivendo questa cazzata, dare pessime notizie, un cartellino, puzza, fare un lavoro.
Il tramezzino più triste l’ho mangiato un pomeriggio di un gennaio di cui non ce ne frega un cazzo ma faceva freddo, via delle vigne nuove, bar all’angolo, macchina in doppia fila, pioggerella nevrotica, in mano un pacco di carte che si dilungavano inutilmente per una sentenza di due parole di una signora di cui purtroppo non ricordo il nome tumore al cervello (promette un castigo, minaccia un perdono) glioblastoma multiforme, cioè.
C’era traffico e il bar faceva schifo e si avvicinava capodanno e c’avevo un cappello azzurro e un piumino bianco di Fay completamente inadatto i pensieri direi altrove.
Il tramezzino al provolone bruciato nero e il provolone, le feste, gennaio, il tumore, la pioggia, le carte e via delle vigne nuove illuminata peggio, l’altroquando tangenziale del pensare ad altro.
Ho digerito quel provolone tre giorni dopo, cioè, come si fa a mettere il provolone con la maionese in un tramezzino oh cazzo. Della signora ricordo poco e niente ma c’ho impresso il sapore colorato di quel tramezzino e l’odore della morte in quella stanza, o forse il colore della morte e il suo sapore e lo sublimo nel provolone, nella pioggia, in quel bar di merda, nel tramezzino.
La morte è esperire la vita che sennò la vita non hai di che cazzo sia, e comunque sia non è questa qui che vivo io per dire, che questa è l’imitazione edulcorata e sintetica coi sottotitoli e un cazzo di arbre magique, holiday in cambodia, pol pot pol pot pol pot. La vita non c’entra un cazzo con quello che capisci che è dopo che la morte diventa abitudine, quantomeno clinica. In quella stanza c’era la morte e i farmaci e l’ossigeno.
L’odore peggiore che mi porto dentro è quello del vomito biliare, che una volta che lo senti ti si appiccica verde a una porzione di cervello che non mi va di descrivere perché lavoro da almeno 10 ore, il vomito biliare sa di male, di male maiale di quello che non la lavi via né dal camice né dalla capoccia, il male assurdo, assordante, assoluto, conclusivo che allora quando senti puzza ti torna in mente il verde di quel vomito insopportabile incomunicabile, il Male.
Il Male vince sempre, perché è come il bene, ma ha sempre da accendere.