Retrocavità degli Epiploon

Un blog con la sindrome di Asperger, uno spettro autistico che la notte vi fa paura: bubu settete!!

BUBU SETTETE! GIOCHIAMO INSIEME ALL’ALLEGRO CHIRURGO? E COI PLAYMOBIL?

Utente: epiploon

Un medico, una persona un pò strana.

Paranoid: Low
Schizoid: Low
Schizotypal: Low
Antisocial: High
Borderline: Very High
Histrionic: Very High
Narcissistic: Moderate
Avoidant: Low
Dependent: Low
Obsessive-Compulsive: Low
Take Personality Disorder Test

SONO IL CATTIVISSIMO GINGI L'OMINO BISCOTTINO: Gingy

IL MIO MITO PERSONALE COL BISTURI: IL Prof.ROBERT WHITE, NEUROCHIRURGO Prof.White

IL MIO MITO PERSONALE COL CHIHUAHUA: PARIS HILTON PARIS!

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 07 novembre 2008

Peraltro, il paziente col glioblastoma è andato altrove, io sto sempre qua, mi fumo una sigaretta e domani vado a sostituire un collega di medicina generale, il che mi rallegra, e se mi gira mi compro pure l'ennesima maglietta di HelloKitty.

Devo modificare il mio umore funesto,.

I turni alla TristeClinichetta mi annullano i picchi di serotonina, piucchealtro mi fanno perdere il senso della realtà, realtà che peraltro sa essere molto bella, come quando andiamo in motorino e ti stringo forte da dietro e ridiamo più forte e siamo leggeri e bellissimi, come quando un prosecco e un cioccolatino fondente, come quando un romanzo di urania mi dura tutta la sera  e mi sogno i mostri, come quando guardo i cartoni e mi sbrodolo la coca-cola addosso, come quando mangiamo le crocchette di pesce croccanti, come quando mi faccio la doccia col bagnoschiuma alla meringa e una canzone di De Gregori non mi si leva dalla testa; che allora dai, con un pensiero bello vado a dormire adesso, se il pianista del terzo piano se la smette.

Postato da: epiploon a 01:22 | link | commenti (7) |

giovedì, 06 novembre 2008

Oggi ho parlato con tanti parenti di malati e domani non sono di turno ed è un gran bene, perchè non reggerei, mi serve normalizzazione.

Che insomma i parenti ascoltavano le mie parole come sentenze; ma io non mi sento assolutamente in grado di dare sentenze, e chi cazzo sono io per dispensare speranza e disperazione con le mie parole?

Ho dato parole di tempo, di quel tempo che si calcola in giorni e in fiale di morfina ed è un tempo che passa presto e non passa manco per il cazzo, il tempo delle fette biscottate tristi e di quella flebo che scende piano e del dolore di quello lì che è solo un'ipotesi, cheppoi la malattia e tutto il resto fa come vuole, ma non dobbiamo essere troppo ottimisti.

Che allora io rispondevano e loro mi guardavano e io mi sentivo inadeguata a rispondere e io mi sentivo piccola e tutto il resto grande e troppo grande.

E non dobbiamo essere troppo ottimisti, e nel dirlo mi si ghiaccia dentro, chepperò le parole di speranza inadeguata, disattesa dai fatti e dalla malattia sono peggiori, che prima lacerano eppoi strappano, e non dobbiamo essere troppo ottimisti.

Almeno due pazienti stanotte probabilmente non c'avranno mattino, due pazienti che non dobbiamo essere troppo ottimisti.

Mi guardavo da fuori e non mi credevo da sola, che sono parole importanti e io non sono nessuno per dirle e bisogna aspettare, non essere eccessivamente ottimisti, aspettiamo, facciamo il possibile.

L'ottimismo nel contesto di una sentenza di morte, che cosa orrenda eh? E sono io a dirtela, cazzo, a dirti questa cosa orrenda, che allora mi sento un ameba davanti al cielo, una piccola nullità investita nel dire e nel fare qualcosa che non so se merito di fare, che non so se sono in grado.

La signora della 6 c'aveva la bocca spalancata e stai a pezzi e non sei in grado.

Postato da: epiploon a 22:25 | link | commenti (3) |

martedì, 04 novembre 2008

Sono uscita dalla TristeClinichetta con un sacco nero della mondezza in testa a mò di impermeabile e riflettevo sulla vita e sulla morte e compagnia, cioè piucchealtro sulla morte, diciamo.

Oggi è stata una di quelle giornate che sembra che l'universo cospiri perchè tutto vada male e sempre peggio; che è morta una paziente: una paziente che l'altra sera si lamentava e non c'era morfina che teneva; allora mentre camminavo soto la pioggia con stò sacco della mondezza in testa ho pensato ad una verità tanto semplice e tanto ostica da accettare, una verità vicina ma tagliente e irragionevole; cioè che si lamentava perchè stava per morire.

Insomma, in questo pomeriggio infernale e infinito la signora è morta e c'era il temporale ed è anche andata via la luce in medicheria, e il paziente nella stanza accanto continuava a tossire e a fumare alla finestra e a tossire. Se stai per morire di cancro ai polmoni una sigaretta in più non cambia un cazzo, piucchealtro fa male a chi ti sente tossire, perchè vorrebbe fare qualcosa, vorrebbe che ci fosse qualcosa da fare, vorrebbe che ci fosse tempo e spazio e luogo per un'istanza di speranza dentro a quella sentenza di morte passata in giudicato.

Io non credo in dio, non credo di credere in niente lassù e il mio cielo è vuoto e allora quando sono di turno in questo posto, in questo posto dove non c'è speranza ma solo dolore palpabile e morte beh allora vorrei che il mio cielo fosse pieno di qualsiasi cosa, di angeli, di dio, di madonne buone col sorriso dolce, vorrei che la speranza che non sò e che non posso dare la desse qualcun'altro per me.

Credo di essere una privilegiata e di non meritarlo, perchè avere a che fare con tutto questo dolore ti fa riflettere sgomenta su tutto quello che c'è intorno e ti fa chiedere piano, dentro, lì in fondo che il ruolo che hai lo devi onorare perchè cazzo, stai facendo la cosa più importante e al contempo più brutale che ci sia: stai davanti alla morte e a volte ci contratti, a volte ti arrendi, a volte ti incazzi e comunque ti senti sempre umanamente e moralmente uno straccio e consapevolmente nuda davanti a qualcosa di grande, e osceno, come la vita quando smette. Come quando fuori piove.

Anni fa, quando ancora studiavo medicina ho visto la morte in faccia per la primissiva volta, si chiamava Osteosarcoma e il paziente c'aveva 24 anni e gli occhi stanchissimi e mi fece questa domanda che ogni volta mi faccio anch'io morire fa male?

Vedi, non lo so se morire fa male, è un concetto troppo grande davanti al quale io mi sento una merda, e mi sento gravata di un compito grande che dentro di me non ho idea di come gestire, non lo so se fa male, so solo che io sono piccola e cazzo, non lo so, non lo so.

All'epoca non gli risposi, gli feci una carezza; e adesso che non posso più fare carezze ma che devo fare cose più serie, e che sono un medico, e che le cose devo sapermele gestire la risposta a quella domanda è ancora quella: la risposta è che non lo so. Scusatemi.

Postato da: epiploon a 21:32 | link | commenti (7) |

lunedì, 03 novembre 2008

Io su facebook c'ho un cane viola che se non la lavo mi caga dentro casa (la casa propria del cane di facebook, su facebook, appunto); fa la cacca marrone e non sai come levarla, per dire.

Io su facebook sono amica di certa gente che mi sta sul cazzo ma talmente sul cazzo che l'ho cancellata dagli amici che è gente che se la vedo gli auguro le emorroidi (irriducibili)

Io la mattina ad andare a lavoro (dopo che ho lavato il mio cane su facebook, ovviamente, sennò si caga addosso) mi diverto moltissimo, perchè lavoro in un posto fantastico dove ci sono dei personaggi che se non fosse una clinica diresti che è un cartone animato; del tipo c'è la collega anestesista che le piace una cifra andarci giù pesante che è specializzata in una branca della medicina che col cazzo che te la insegnano all'università, tale branca della medicina chiamasi "te l'addobbo io il vecchietto/ te lo sedo io il matto" cioè costei è un personaggio fantastico in 140 kg di morbidezza che maneggia con la stessa facilità narcotici, narcolettici e merendine mulino bianco. Eppoi c'è il Professore, una di quelle figure settantenni della medicina eroica che incute timore solo a parlarci, che sputa tantissimo perchè secondo me gli hanno fatto male la dentiera (del resto anche Ricucci faceva l'odontotecnico!) e che è uno dei medici più bravi che ci possano stare.

Cheppoi ci stanno le infermiere rumene che mi si rivolgono in maniera colorita nonchè forbita del tipo "dottorè nun rompe er cazzo io devo vede la telennovela".

Postato da: epiploon a 19:56 | link | commenti (4) |