Retrocavità degli Epiploon

Un blog con la sindrome di Asperger, uno spettro autistico che la notte vi fa paura: bubu settete!!

BUBU SETTETE! GIOCHIAMO INSIEME ALL’ALLEGRO CHIRURGO? E COI PLAYMOBIL?

Utente: epiploon

Un medico, una persona un pò strana.

Paranoid: Low
Schizoid: Low
Schizotypal: Low
Antisocial: High
Borderline: Very High
Histrionic: Very High
Narcissistic: Moderate
Avoidant: Low
Dependent: Low
Obsessive-Compulsive: Low
Take Personality Disorder Test

SONO IL CATTIVISSIMO GINGI L'OMINO BISCOTTINO: Gingy

IL MIO MITO PERSONALE COL BISTURI: IL Prof.ROBERT WHITE, NEUROCHIRURGO Prof.White

IL MIO MITO PERSONALE COL CHIHUAHUA: PARIS HILTON PARIS!

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lunedì, 30 giugno 2008

E allora indietro anche di altri dieci anni e sono indietro venti e di giugno di vent'anni fa e l'odore del catrame e del mare e della mia infanzia igienicamente perfetta morbillo, solitudine e nessun'altra malattia; a quest'ora di un giugno 1988 sicuramente a ladispoli, coi nonni, a cenare sul terrazzo.

Il terrazzo di ladispoli era grandissimo ma non sempre ci si poteva cenare, che a volte bruciavano la mondezza a torre flavia e se il vento tirava verso il terrazzo c'era una puzza da soffocare; che allora mangiavamo dentro nell'anticucina, chepperò non stava non proprio dentro ma un pò fuori e un pò dentro e la puzza era sopportabile, più o meno.

Ma stasera facciamo che non c'era puzza e che in terrazzo ci si poteva cenare e che c'erano pure i signori Giovanazzi, che erano una coppia di medici di roma che c'avevano la figlia drogata ma non si poteva dire, che la figlia la tenevano tutta l'estate in una specie di casa di riposo e poi ogni tanto veniva a ladispoli gli fregava i soldi e non si sapeva poi dove cazzo andava. Non si poteva parlare della figlia e della droga e di quando veniva la figlia a ladispoli, chepperò quando veniva io me ne accorgevo benissimo che dopo cena nonna si dimenticava di costringermi a mangiare la banana e se ne andava dalla Giovanazzi eppoi la mattina dopo alla spiaggia la giovanazzi non c'era e dopo qualche giorno c'era e c'aveva il prendisole triste e piangeva.

E mi si confonde in testa l'odore del fritto al mare incantato e l'odore dolciastro che non saprei qualificare della pista di pattinaggio di sera, e i pattini bianchi con gli scarpini ed il mio intignarmi a pattinare anche se non ne ero assolutamente capace e topolino che regalava un orologio a puntate che lo dovevi costruire e il mistero che non se ne poteva parlare della figlia drogata dei Giovanazzi.

All'epoca la figlia drogata dei Giovanazzi c'aveva l'età che ho io adesso e mi ricordo di lei sottile, altrove e bellissima. Chissà se c'è arrivata adesso ad averci cinquant'anni, ma non facevano per lei cinquant'anni credo che una come S. deve avercene trenta sempre eppoi basta.

Attualmente i  nonni sono morti, i Giovanazzi anche, la figlia non lo so e non voglio saperlo; che allora è curioso e ironico e inessenziale pensare che a quella cena sono sopravvissuta solo io e che adesso in quel tavolo su quel terrazzo ci starei da sola e non ci sarebbe nemmeno più puzza di mondezza, che la discarica l'hanno messa a Malagrotta. E per la prima volta in vita mia su quel tavolo avrei l'autonomia decisionale rispetto alla banana.

Postato da: epiploon a 19:51 | link | commenti (5) |

domenica, 29 giugno 2008

Via Ulisse Aldovrandi è dieci anni fa nettissimi in motorino con questo caldo, ma adolescenziale.

Via Aldovrandi come discesa al mondo adulto con gli oleandri bianchi da una parte e il tram che è sempre verde e sempre piano e non passa quasi mai, Serena.

Via Aldovrandi dell'adolescenza passata ma non vista, e allora arrivata, rivista e rivisitata dopo in rimediabile ritardo a vent'anni e oltre e allora vent'anni per tutta la vita e non bastano mai.

Via Aldovrandi io e Serena in un pomeriggio azzurro ma psichedelico di dieci anni fa struggenti e magre a fare una corsa  e io e Serena in un pomeriggio di oggi a dirci che siamo ancora quelle ragazzine e che siamo ancora ragazzine, e allora io e Serena oggi, pigre bere prosecco a piazza ungheria inebetite di ricordi sciocchi, vaghi, vividi, stronzi e bellissimi.

Ricordi così futili e fragili che fanno male in anticipo, e assolutamente inutili e scemi per quanto ci sembravano tragici e eravamo solo noi molto piccole e molto accecate e assolutamente inadatte all'adolescenza e al vivere; e allora andavamo a valle giulia sui prati leggere dylan dog e pensare al futuro ad esempio, cheppoi se sapevamo che il futuro era oggi io e Serena a bere prosecco e a fumare la sesta Marlboro allora forse su quei prati dieci anni fa saremmo state più leggere, vero?

Io e Serena dieci anni dopo, dieci anni veloci come giorni come lampi come stampi di vite lasciati a posare per poi vedere come vengono.

Io e Serena che non sono passati manco dieci minuti e non sappiamo più che cosa dirci: perchè non sono passati più di dieci minuti lunghi da quei pomeriggi brevi di dieci anni fa; lampi brevi esatti e dieci anni e dieci secondi e dieci sigarette e io e Serena sempre le stesse, a riderci addosso.

Postato da: epiploon a 19:34 | link | commenti (3) |

sabato, 28 giugno 2008

Ritrovato il portafoglio pappappero lalalalà, che culo!!

Però il mio problema è radicato e definito; che il mio problema sono le borse.

Cambio borsa in continuazione e anche più volte al giorno, e tante volte carico di roba borse piccole e la roba mi si perde e mi si spande in giro;  che per dire ieri sera c'avevo una borsina di raso grigia a fiori delicatissima chepperò ieri pomeriggio c'avevo la burberry grande e stamattina quando mi sono accorta che non avevo il portafoglio c'avevo la borsa di gherardini di paglia coi manici rossi, nella quale cercavo il portafoglio per comprarmi l'ennesimo paio di ballerine; presa da una corsa all'acquisto di una paio di ballerine rosse che stessero bene coi manici della borsa summenzionata, cheppoi di borse rosse ce n'ho tre e di ballerine rosse almeno due. Sono idiota, dai. Senza rimedio.

Che io c'ho la compulsione non solo per le borse, anche per le scarpe, chepperò non tutte le scarpe solo le ballerine e le hogan; che porcaputtana da quando la hogan mi fa pure un sacco di modelli ballerine è un cazzo di casino, ecco.

Le ballerine e le borse sono la mia disgrazia, la mia ossessione, il mio limite che me ne servono sempre altre.

Ecco, anche a fronte del mio grazioso tatuaggetto molto molto discreto (ehhhh!) che mi ritrovo ebbene mi ritrovo in toto in questa canzone di elio.

La follia della donna
quel bisogno di scarpe
che non vuole sentire ragioni
cosa sono i milioni
quando in cambio ti danno le scarpe.

Non hai mai pensato a un tatuaggetto
la tua amica sfoggia un tatuaggetto
corri, corri a farti un tatuaggetto
d'improvviso hai bisogno di un tatuaggetto, un tatuaggetto, un tatuaggetto.
D'un tratto non ti piace più,
che fai? Lo togli, non puoi.
Ne fai un altro più grosso.

La follia della donna,
il
disagio mentale
di iniettarsi l'inchiostro con gli aghi
sciabattando poi vaghi
per le vie della moda in sabot

Postato da: epiploon a 14:06 | link | commenti (2) |

Dai, ci sono cose peggiori che perdersi il portafoglio e sfracassarsi gli occhiali quando ti sono finite le lenti a contatto; cazzo, c'è molto di peggio, ad esempio la sindrome di Tourette, che ne sò.

Postato da: epiploon a 10:34 | link | commenti (3) |

Visto che mi sono appena persa il portafoglio e visto che alzandomi dal letto ho pestato i miei occhiali di gucci che si sono sfragnati; visto che mi sono appena strozzata con lo yoghurt muller direi che stamattina me ce vole una bella poesia motivante, dai.

Tanto l'ansia è inutile; l'ansia fa solo diventare anziani, ecco. E allora mò vado a farmi la doccia, speriamo che almeno non scivolo.

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you
But make allowance for their doubting too,
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don't deal in lies,
Or being hated, don't give way to hating,
And yet don't look too good, nor talk too wise:

If you can dream--and not make dreams your master,
If you can think--and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;
If you can bear to hear the truth you've spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build 'em up with worn-out tools:

If you can make one heap of all your winnings
And risk it all on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breath a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: "Hold on!"

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with kings--nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you;
If all men count with you, but none too much,
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds' worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that's in it,
And--which is more--you'll be a Man, my son!

 

-Rudyard Kipling-

Postato da: epiploon a 10:25 | link | commenti |

giovedì, 26 giugno 2008

Che insomma non riesco a dormire perchè con mia cuggina Vomitino ci siamo bevute la tisana drenante la quale tisana anzichè drenare mi ha mandato in diarrea.

Speriamo che drena pure, và.

Che insomma questo episodio di oggi è carino e già che ci sto che caco e non dormo lo racconto.

Che ci stava stà signora al DEA che aveva dolori vaghi et ondivaghi all'addome e un'ansia che se la portava e piangeva e raccontava che le sono morti tre figli tossici e che l'altro c'ha l'aids.

Che con tutti stì tossici per casa sicuramente hanno vinto l'orsetto coi punti delle siringhe pic-indolor, ma questo non l'ho detto ovviamente, dai.

Che io l'ho vista, non c'aveva niente, le ho dato un pò di tranquirit dicendo che magari se inzia un antidepressivo tra un pò sta meglio e blabla.

Al che la CollegaBurinaPecorara fa:

- Non ce stà un cazzo da fà, quando te morono tre figli nun serve a gnente l'antidepressivo

Al che la signora mi inizia a piangere a manetta, la collega insiste che quanno te morono tre figli nun ce stà un cazzo da fà, la signora piangepiangepiange è  una cosa allucinante io non so che cazzo dire e timidamente propongo altro tranquirit, che allora tanto valeva se facevo la battuta sulle siringhe pic-indolor che almeno eravamo tutti più allegri porcaloca.

Al che la CollegaBurinaPecorara

- Te nun c'hai i figli!! Che cazzo ne sai quanno te morono tre figli

(Eccheppalle no non c'ho i figli e c'ho pure un'ovaia forse andata a male, e allora? che uno non può dare le gocce di tranquirit solo perchè non ha fatto almeno due cesarei, famme capì!)

E la signora piange e la collega insiste coi figli morti e io non so che cazzo dire e a questo punto poi il resto della storia la racconto dopo che devo cacare.

Poi vado a dormire e domani me riposo parrucchiere, lampada etcetc.

Postato da: epiploon a 23:51 | link | commenti (1) |

Ho ammazzato una zanzara col libro di farmacologia...

Ci sono segni che lo testimoniano sulla tabella degli effetti del cortisone nell'asma.

Pulvi

Questo mi rammenta vividissimamente la lunga estate spaventosissima 2005 in cui studiavo con la mia amica RagazzaSalciccia baraccate nel mio salotto con una branda dove dormiva lei e schiacciammo un bacheronzolo dentro al Rugarli, Medicina Interna Sistematica dopo una caccia grossa a cotale bacheronzolo, la quale caccia coinvolse pure i froci del terzo piano; che all'epoca al terzo piano ci abitavano due ghei che volevano essere proprio chimati froci, per dire, non è che uso parole politicamente scorrette, che per me ognuno può fare come cazzo gli pare.

Piucchealtro RagazzaSalciccia andava in giro per casa mia con una vestaglietta rosa a lamentarsi con mia madre che a casa mia si mangiava poco e cose del tipo "signò signò nun saccio nu cazz' com'agg'a fà" (RagazzaSalsiccia, come si nota, è oriunda di Bergamo alta)

Io del Rugarli possedevo la quarta edizione, quella bianca. Siccome adesso ne detengo una edizione successiva fregata in biblioteca, no cazzo questo non si deve scrivere sul blog, insomma siccome ne detengo una edizione successiva avevo dimenticato l'accaduto.

L'ho ritirato fuori il Rugarli IV edizione dallo scaffale in alto, e ce l'ho in mano adesso per vedere se c'è ancora la chiazza di bacarozzo nel capitolo sul pancreas.

Mi sono sfogliata il capitolo sul pancreas e l'ho ritrovato; l'alone del bacheronzolo schiacciato.

La chiazza ancora c'è, sta a pagina 638. Era Giugno 2005.

I bacarozzi a casa mia ancora ci sono, per la cronaca.

Postato da: epiploon a 20:19 | link | commenti (2) |

Le colleghe non mi rispettano. Mi fanno i gavettoni coi guanti di lattice, ecco.

Cioè io mi lamento ma non dovrei; perchè una che ti racconta le Meraviglie dei recettori GABA e la storia di Gedeone molecola di oxazepam burlone di base è una che la puoi prendere per il culo, credo.

Seriamente, odio lo stile altero di chi finge di non vederti, di chi non saluta, di chi rifugge il confronto per evitare il contagio. Di chi fa finta di non capire perchè è più facile l'imbarazzo che la curiosità.
Amo stare a sentire a gente, che la gente è bellissima e non me ne frega un cazzo del resto, dai.

Mi tirassero i guanti di lattice con l'acqua dentro, che io nel frattempo mi stavo studiando delle cose divertenti e loro stavano cercando di far stare 200 cc di acqua in un guanto, stè cazzone.

Postato da: epiploon a 19:43 | link | commenti (1) |

mercoledì, 25 giugno 2008

Vabbene, facendo un bilancio ho fatto un'ottima cosa col tizio che sembrava occluso e ho fatto trombolisare un ictus che adesso sta meglio de me, e ho gestito allegramente pure un BAV e ho sgamato una cheratite herpetica che non sembrava herpes manco per il cazzo; solo che ho fatto una figura demmerda micidiale quando un collega mi ha chiesto se riuscivo a sentire il polso femorale di un paziente e gli ho messo una mano sul piede.

Cioè ho cercato un polso femorale su un piede.

Non c'ho giustificazioni, cazzo, dai.

Questa è una di quelle cose che poi il collega la racconta ad altri colleghi e ridono alle mie spalle; vabbè ecchisenefragga, dovrei essere contenta a quello che ho fatto a quella con l'ictus, no? sono stata brava proprio, no?

Ecco la verità è che non me ne frega un cazzo di quella con l'ictus riesco solo a pensare alla figura demmerda che ho fatto col collega.

Cazzo mi saltano in mente stè cose, mica è vero che c'ho sempre l'attenzione a mille, a volte me fa giacomo-giacomo, ecco.

 

Postato da: epiploon a 18:45 | link | commenti (11) |

Every man is scared in his first battle.

If he says he's not, he's a liar.

Some men are cowards but they fight the same as the brave men or they get the hell slammed out of them watching men fight who are just as scared as they are.

The real hero is the man who fights even though he is scared.

- Col. George S. Patton Jr.-

Postato da: epiploon a 16:33 | link | commenti (3) |