Retrocavità degli Epiploon

Un blog con la sindrome di Asperger, uno spettro autistico che la notte vi fa paura: bubu settete!!

BUBU SETTETE! GIOCHIAMO INSIEME ALL’ALLEGRO CHIRURGO? E COI PLAYMOBIL?

Utente: epiploon

Un medico, una persona un pò strana.

Paranoid: Low
Schizoid: Low
Schizotypal: Low
Antisocial: High
Borderline: Very High
Histrionic: Very High
Narcissistic: Moderate
Avoidant: Low
Dependent: Low
Obsessive-Compulsive: Low
Take Personality Disorder Test

SONO IL CATTIVISSIMO GINGI L'OMINO BISCOTTINO: Gingy

IL MIO MITO PERSONALE COL BISTURI: IL Prof.ROBERT WHITE, NEUROCHIRURGO Prof.White

IL MIO MITO PERSONALE COL CHIHUAHUA: PARIS HILTON PARIS!

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venerdì, 28 settembre 2007

Ho vinto la scommessa sull'elopram.

I cento euro non li volevo, volevo semplicemente che ProfTuttologo mi dicesse una cosa del tipo che sò brava; che invece m'ha ammollato due pezzi da 50 che dice le scommesse di devono pagare e m'ha detto che è la fortuna del principiante; e di stronzate ne dirò tante in futuro, ecco.

Diciamo che il mio ego non ne esce grandiosamente, ecco del resto il titolo di Tuttologo costui se l'è conquistato su campo sia per la preparazione che per il di lui ego ipertrofico, e quando si ha a che fare con questi personaggi lo si deve sapere in anticipo che anche se vinci mirano dritto a destruttarti lo stesso, ecco.

Mi vado a piglià o' cafè (il terzo, lungo, macchiato caldo)

 

Postato da: epiploon a 11:43 | link | commenti (16) |

giovedì, 27 settembre 2007

L'Epatologa è il mitocondrio del mio blog, ma se non riusciamo ad annà a vede il film dei Simpson j'ammollo un inibitore della fosforilazione ossidativa, però.

Stef c'ha delle idee che non me piacciono affatto in merito al Maestro, domani per questo mi offre non solo caffè ma anche coca-cola light e fa il verso del chihuhua in calore davanti a tutti al bar.

Seguirò il consiglio di Es di farmi l'elopram per un mese e farmi il Treadmill prima e dopo, che risparmio 100 euro.

Basta stronzate, vado a dormì domani sveglia sveglia alle 6 e RagazzaSalsiccia dice che prima se deve piglià il cannolo a colazione e ci vorrà un sacco, oppure me accompagna Adrino che di cannoli gli ce ne vonno almeno due e i tempi se dilatano.

Bonanotte ar secchio.

Postato da: epiploon a 21:33 | link | commenti (3) |

Che insomma vorrei aprire due sezioni, non che gliene freghi un cazzo a nessuno è una cosa per il mio personal sollazzo.

Insomma la prima è: Dialoghi Epatologici; ovvero cosa creiamo iio EpatologaDiGuardia all'unisono del tipo:

Epi: ma poi che vuol dire quando dici radioscopie?

Epatologa detto in soldoni è quando vedi il torace grigio invece che nero

Epi: cioè?

Epatologa: praticamente il pz sta sotto un tubo radiogeno e lì iniettando un mdc radioopaco i vasi si colorano

Epi: ah una cosa vecchia superata diciamo? no?

Epatologa: eh.. (l'epatologa è subitaneamente colta da morte cardiaca improvvisa, STUMP!)

La seconda è: Annamo alla neuro, no già ce stamo; ovvero le figuracce in cui mi produco con la ggente, del tipo:

Epi: ma lei è un paziente?

Pisciona: No sono la ragazza del DottorBelliCapelli

Epi: io lo dicevo che eri troppo giovane per essere demente..

Pisciona: eh..

Epi: oh, senza offesa eh..

Postato da: epiploon a 21:21 | link | commenti (7) |

Ho scommesso 100 euro che l'elopram aumenta la frequenza cardiaca ed è correlato con extrasistole sintomatiche.
Non ho scommesso con una persona a caso, le cose sono andate che ho contraddetto il ProfTuttologo mentre facevamo ambulatorio ed è nata stà scommessa.
Che non trovo niente degli effetti sulla frequenza dell'elopram e mi sa che oltre che perdo 100 euro faccio la figura della saccente, della presuntuosa nonchè dell'ignorante, a mio rigor di logica però ci sta, sta di fatto che la clinica non funziona come il mio rigor di logica, che può essere pure sbagliato, direi.
Signora: che insomma sento stè botte, me partono le paplpitazioni
Epi: secondo me ci sta che è l'elopram
Tuttologo: che cosa? secondo me no, perchè lo dice?
E: è puro a livello recettoriale, non va per niente sulla noradrenalina etc etc bla bla
T: dottorè io nasco proprio come farmacologo, lei ne è sicura?
E: io ci scommetto
T: 100 euro?
 
Maestro mi aiuti lei, mi illumini, m'aiuti a non fà la figura demmerda da scemottagnorante!!
Che se stà cosa me la si deve rinfacciare per un mese mi vengo le emorroidi ragazzi miei! che la gente non c'ha altro cazzo da fare che mandarti messaggi per spiegarti la cinetica dei recettori serotoninergici, cheppoi cazzo è un argomento che ho approfondito un pochetto (sò presuntuosa? boh, un'anticchia?) che allora con tutto l'affetto del mondo ZiaBì, vaffanculo, ma c'è stata nà fuga di notizie ah ah, baci .

Postato da: epiploon a 17:52 | link | commenti (9) |

martedì, 25 settembre 2007

Oggi, invece, quando t'ho vista m'è venuta una scena girata malaccio ma bellissima -nonchè a me molto cara- in cui un gruppo di pazienti di Basaglia abbattono un muretto dell'OP di Gorizia, che al di là del fatto stesso è una metafora di tutti i muri mentali che spingono dentro e recludono le diversità.
Di base mi è venuta in mente la vexata quaestio sulla LeggeCentottanta.

Lo so che mi leggi e ridi e muovi la testa, ma bonariamente; che tu lo sai  un pò come sono, e le cose che in genere mi passano nella testa e il mio non essere appropriata, quantomeno coi pensieri.
Eppoi in questi anni mi sono fatta una discreta mappa delle tue espressioni sempre intelligenti e velate di un ingenuità sana di chi non chiude i propri scheletri negli armadi altrui (sarebbe anche una improbabile definizione di non-relativismo etico)
Insomma c'eri te, c'ero io, c'era un altro personaggio del tutto inutile ai fini della narrazione (stai ridendo? sogghigni?) e le sbarre e io che ci passo la testa in mezzo per salutarti, per prendere un pezzetto della tua liquirizia; che ad abbracciarti non ci sono riuscita, ma solo perchè c'erano le sbarre, in cui forse c'ho letto inappropritamante troppi retroscena poco verosimili (ma sono fatta così, tant'è) per il resto ti avrei abbracciato benissimo; a volte basta un pezzo di liquirizia, non credi?

Io ci spero davvero che mi chiamerai, e su questi mesi io ci metterei una sbarra, di qualunque tipo, chissenefrega se è passato del tempo sono successe delle cose ci siamo sentite, non ci siamo sentite, chissenefrega: la liquirizia era buona sapeva di un filo interrotto che però lo sai i fili servono a cucire.
Non mi vergogno di essere sentimentale, di stare qui a verbalizzare troppo e di concretizzare in maniera arzigogolata, ma questo è per quanto patetica io possa sembrare, chissenefrega; i sentimenti di base nascono simili e similmente patetici e sta a noi riempirli di quel non so che, che ti fa un pò commuovere e vedere oltre la sbarra, oltre tutte le sbarre del mondo, rispettando il tuo naturale riserbo, del resto le sbarre vanno giù quando abbracci l'altrui modo di saper essere, io credo.
Ti voglio bene, mi fa piacere vederti sorridere.
A presto.

Postato da: epiploon a 15:35 | link | commenti (2) |

lunedì, 24 settembre 2007

Ciccio 'nfermiere: Me pari quella della pubblicità del prufumo di scianèl madamossèl, c'hai presente?

Epi: Oddio no, però grazie..

(analizzando il di me torace con sguardo modello risonanza funzionale)

-Certo quella è un pò più popputa, te dovresti fà na plastica

- oddio..

- Eh si oddio si, pare che c'è passato San Giuseppe cò la pialla

 

Postato da: epiploon a 13:41 | link | commenti (9) |

domenica, 23 settembre 2007

Il discorso medico è come il cancro. Prolifera.
Il nome di ogni malattia rimanda a significati molteplici, allusioni, proungamenti, sottintesi, varianti tanto più numerose in quanto per una stessa malattia non esiste quasi mai un aspetto caratteristico, ma forme più o meno frequenti -o eccezionali- definite a seconda dei segni didattici e apodittici che possono provocare, ma mai dalla persona che ne soffre.
Le malattie portano spesso il nome dei medici che le hanno, se non osservate, per lo meno descritte per la prima volta. Non portano mai il nome della persona che ne soffriva. Il che dimostra quanto la malattia appartenga alla medicina, che ne detiene l'usufrutto.
Dare alle malattie i nomi dei medici significa fare di tutte le persone che ne sono affette un'estensione del sapere, del potere, della gloria di un medico da quattro soldi che ha appioppato il suo nome demmerda a una porcheria.
E io faccio parte di questo sistema.
    
Alle persone non gliene frega un cazzo: non hanno il Morbo di Lapeyronie, c'hanno l'uccello storto.
Viene ricordato il nome di Charcot, non viene ricordato il nome di tutti quelli che sono morti nei vari abomini a cui lui ha dato il nome.
Charcot -per dire- che mi risulti, non è morto in nessuno di quei modi.
Mi è venuto in mente al congresso l'altro giorno, parlavamo di SLA e mangiavamo porchetta.
Io almeno la porchetta non la mangio, ecco.
 
 

Postato da: epiploon a 16:53 | link | commenti (7) |

martedì, 18 settembre 2007

Io non credo che qualcosa smetta di essere, semplicemente si spacca.
Quando stamattina ti ho vista, ecco, ho pensato al midollo spinale, alla Brown-Séquard, sai? A quando quel filo così sottile che a vederlo non immagineresti, che unisce il cervello alle braccia, alle gambe si spacca e niente è più come prima, correre, fare l'amore, mangiare le patatine con la sorpresa.
Stamattina mentre andavo al Padiglione cantavo sai la gente è strana prima si odia e poi si ama, canticchiavo tra me e me, perchè era una giornata che pioveva e questo lo sai mi piace, avevo preso il caffè lungo macchiato caldo e c'avevo una discreta giornata davanti.
Cantavo perchè la giornata era buona, il lavoro mi piace, ero felice se posso dirlo; lo so che non accetteresti la felicità come quella roba lì che sta là, spiazzata in mezzo tra il sè stessi e il se fosse; una cosa così, psicologismi del cazzo, lo so; lo so che non te ne fregherebbe niente del perchè cantavo e del perchè ero felice.
Ci siamo trovate per diversità a incastro, o no? Una specie di playmobil io e te, dentro a un grande ospedale, a farci coraggio per raggiungere qualcosa che adesso scommetto che non pensi fosse tutto lì.
Quella canzone dice anche la gente è matta, a volte insoddisfatta; sono due aggettivi che non uso, non dico che non li ho mai usati, ma sono due parole in cui non credo, non ti nego di averci creduto, e non ti fidare di chi ti dice che non ha mai creduto a qualche cosa o che c'ha creduto sempre, la gente cambia idea, sempre e mai mi fanno paura, temporalmente definite, definitive come una sezione midollare, come la parola matta, come la parola insoddisfatta; non le uso, questo è.
Che tu sia strana questo nemmeno te lo dico, siamo tutti strani in diverse scale di grigio, altrimenti è pressappochismo emotivo, e non mi piace.
Sei bella, quello si, e sei una persona buona e a modo tuo come sai amare, odiare pochissimo; credo proprio di no, forse.
Del resto non ti ho capita bene, non c'ho capito nulla, e lo capisco meglio adesso che l'illusione di andare dritta era un deragliamento nella sua fase fredda, forse, per il resto non lo so, sono distante e tu sfuocata e c'è vento.
E io con te stamattina sono stata fredda, di una freddezza che non credevo mi fosse possibile, che mi fosse mia. 
E non che tu abbia colpe o ne abbia io, eludiamo i termini, voglio solo dire che un pò di manchi, ecco.
Avevamo preparato insieme gli ultimi esami di Medicina; dei pomeriggi e delle nottate lunghe di libri, quadernoni unti con le dita, fogli, fogli, un pò parlare di uomini, piangere e ridere e tutto insieme e mangiare schifezze, bere coca-cola, l'ansia divisa in due, spaccare le matite coi denti, altri direbbero sadico-orale, io dico tenera, bambina.
  
Non so poi perchè si è sfasciato tutto, si è spaccato, si è rotto, ci penso da un pò, le volte che ti vedo, a volte faccio il giro largo per vederti, tu non mi vedi -penso- e ti osservo e penso è un peccato, ma le cose si spaccano e allora via andare, ciao, però ti voglio bene Fede.
E non mi far dire cosa intendo per bene, non ho restroscena adesso, te lo dico nuda di pensiero, affatto introspettiva, non sto guardando nulla, sento e basta e se ci trovi anche dei fiori in questa storia sono i tuoi.

Postato da: epiploon a 18:00 | link | commenti (10) |

venerdì, 14 settembre 2007

Le mie due più grandi paure irrazionali sono che le lenti a contatto mi rimangano attaccate alla cornea e le allucinazioni uditive, sentire le voci cioè; che oggi in metropolitana ero convinta del realizzarsi della seconda situazione, che se entri nel loop del pensiero che le voci non sono produttive di una sensazione che ti porta a riconoscerle in quanto tali e al sovrapporsi tra le voci e la realtà realizzi che è quanto di peggio possa capitare, non ci pensate mai? io ci penso molto spesso alla discriminazione tra allucinazioni, allucinosi e realtà e mi faccio dei viaggi mentali che altri direbbero seghe.

Che oggi sulla metro ero quasi convinta -per quanto non lo si possa essere, infatti- di sentire le voci; che invece era una suora che parlava sottovoce tra sè e sè, la stronza. fanculo.

Postato da: epiploon a 14:44 | link | commenti (10) |

giovedì, 13 settembre 2007

Io mi sa che non ho ancora capito bene come funzionano i pazienti del pronto soccorso, bisogna essere più praticoni io credo, forse.

(Cheppoi stamattina ero sul rincojonito andante ma molto felice, che ieri sera io e L'Epatologa siamo andate a vederci NotreDameDeParis ed è stato commuovente sul serio, che appena c'ho la il neurone più trasmissivo gli dedico un post, per ora ringrazio col cuore -nonchè con la vena porta- l'Epatologa.)

- da quanto lo fa il metforal?

- da un sacco de tempo

- no intendevo il dosaggio

- boh ne pjio un paio se me ricordo

 

- come mai il depakin a questo dosaggio (da cavallo, N.d.Epi)?

- un problema alla capoccia

- c'ha avuto un trauma?

- nò sò na maniaca, sò matta insomma

- ok, ma chi gliel'ha dato stò dosaggio

- io

Postato da: epiploon a 17:37 | link | commenti (3) |