Un blog con la sindrome di Asperger, uno spettro autistico che la notte vi fa paura: bubu settete!!
Un medico, una persona un pò strana.
Paranoid: Low
Schizoid: Low
Schizotypal: Low
Antisocial: High
Borderline: Very High
Histrionic: Very High
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Dependent: Low
Obsessive-Compulsive: Low
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Piucchealtro io non credo che me la cavo, manco per il cazzo. Ma c'è qualcuno che ci crede, e io non ci credo che c'è qualcuno che ci crede perchè io le cose le ho fatte sempre da sola e sempre a cazzo.
Piucchealtro non esistono galline dalle uova d'oro, ma solo merde di gallina; che se sei bravo le spacci per oro, se sei bravissimo la gente te le compra a peso d'oro e se sei ancora più bravo -ma proprio bravo a livelli vertigosi eh- non senti nemmeno la puzza.
(e allora quando decidi di essere qualcuno invece di qualcosa, perdi per strada moltissime preoccupazioni)
Non posto piu' oltremodo, piucchealtro posto poco e non che mi succedano poche cose e che non abbia turbmenti interiori oltremodo scalpitanti tali da richiedere verbalizzazione e piucchealtro logorrea.
Che insomma, anni fa pensavo che tutto questo tutto fosse un gioco con insita un'idea di favola e di divertimento e di avventura, sapevo che la gente moriva davvero e stava male davvero e me ne dispiacevo e me struggevo ma mi sembrava un turbinio finalistico e avventuroso. Poi non so quando, ma sicuramente con una consapevolezza lenta e manco inesorabile ho letto tutto in modo diverso, che non è una avventura eccitante, non è più un gioco è il mio lavoro che faccio seriamente e a volte non ne sono in grado, ma mi sento sempre all'altezza.
Ecco, questa è la fregatura, a un certo momento ti rendi conto che non sai fare tutto, che non sai tutto, che non puoi tutto e mai lo potrai, e che in certe cose sai che non ne sei in grado ma sei anche in grado di non farne accorgene nessuno che non ne sei in grado, e che ti senti una merda al cospetto del cielo: basta che tu ti senta all'altezza ovvero che tu faccia finta così bene di sentirtene all'altezza di modo che non si capisca la differenza.
Ho imparato ad essere seria e a sentirmi all'altezza.
Il resto sono cazzate, e adesso che sono seria e all'altezza sono anche una persona adulta cazzo, ed è abbastanza ributtante.
La vita è come un gioco da vivere perdutamente, a volte vinci il primo premio e poi ti accorgi che non serve a niente
" e io dico 'Non può essere vero' e loro dicono 'Non è più vero niente'. "
E vorrei tornare bambina, e vorrei ricevere un regalo.
Per tutto quello che pensavi che non conta e che invece conta troppo, e allora brindiamo all'essere molto forti ma non è vero e allora rotti molto fragili di quella fragilità azzurra e immobili di ferite che lacerano e non vedi oltre.
Benvenuti nella vita adulta, in cui non avresti voluto mangiare quel gelato, vedere quelle foto, bruciarti sullo stesso punto sempre lo stesso e fare del male nello stesso posto, e lasciare un posto vuoto ed essere ciò che sei senza avere mai saputo cosa.
Benvenuti in una felicità plastica di autoconvicimenti e antidepressivi, anoressia e bulimia che giocano a un nascondino feroce, ma siamo vivi e siamo allegri e mille pezzi di me.
Fare il medico, vediamo di che si tratta.
Essere stanchi, mangiare tramezzini, fumare davanti al portatile scrivendo questa cazzata, dare pessime notizie, un cartellino, puzza, fare un lavoro.
Il tramezzino più triste l’ho mangiato un pomeriggio di un gennaio di cui non ce ne frega un cazzo ma faceva freddo, via delle vigne nuove, bar all’angolo, macchina in doppia fila, pioggerella nevrotica, in mano un pacco di carte che si dilungavano inutilmente per una sentenza di due parole di una signora di cui purtroppo non ricordo il nome tumore al cervello (promette un castigo, minaccia un perdono) glioblastoma multiforme, cioè.
C’era traffico e il bar faceva schifo e si avvicinava capodanno e c’avevo un cappello azzurro e un piumino bianco di Fay completamente inadatto i pensieri direi altrove.
Il tramezzino al provolone bruciato nero e il provolone, le feste, gennaio, il tumore, la pioggia, le carte e via delle vigne nuove illuminata peggio, l’altroquando tangenziale del pensare ad altro.
Ho digerito quel provolone tre giorni dopo, cioè, come si fa a mettere il provolone con la maionese in un tramezzino oh cazzo. Della signora ricordo poco e niente ma c’ho impresso il sapore colorato di quel tramezzino e l’odore della morte in quella stanza, o forse il colore della morte e il suo sapore e lo sublimo nel provolone, nella pioggia, in quel bar di merda, nel tramezzino.
La morte è esperire la vita che sennò la vita non hai di che cazzo sia, e comunque sia non è questa qui che vivo io per dire, che questa è l’imitazione edulcorata e sintetica coi sottotitoli e un cazzo di arbre magique, holiday in cambodia, pol pot pol pot pol pot. La vita non c’entra un cazzo con quello che capisci che è dopo che la morte diventa abitudine, quantomeno clinica. In quella stanza c’era la morte e i farmaci e l’ossigeno.
L’odore peggiore che mi porto dentro è quello del vomito biliare, che una volta che lo senti ti si appiccica verde a una porzione di cervello che non mi va di descrivere perché lavoro da almeno 10 ore, il vomito biliare sa di male, di male maiale di quello che non la lavi via né dal camice né dalla capoccia, il male assurdo, assordante, assoluto, conclusivo che allora quando senti puzza ti torna in mente il verde di quel vomito insopportabile incomunicabile, il Male.
Il Male vince sempre, perché è come il bene, ma ha sempre da accendere.
Oggi ero stanca. E lavora la mattina e lavora il pomeriggio e rincojonisciti sulla metro che scendi al capolinea.
C'ho anche dei colleghi ossessivocomplusivi mica male, della serie che stamattina lasciano messaggi anonimi nel mio armadietto per dirmi di lavarlo, beh tanti cazzi, io vi rispondo, e ci metto pure non solo la firma ma pure il timbro. Cioè te sei anonimo e io mi timbro, guarda un pò che mondo uuuuuh guarda guarda.
E se i miei zoccoli puzzano sono cazzi miei, ancorchè i turbinati siano tuoi, per dire, no?
Poi niente, vado a dormì, post del cazzo.
Non diciamo stronzate, io credo che ho fatto il medico perchè c'avevo paura della morte.
Della malattia, della pazzia, della morte; poi le ho conosciute e non erano peggio di quanto credessi che allora semplicemente esistevano, che esistevano insieme a tutto il resto e la gente si ammala e muore e e la visione romantica della malattia mentale è solo una fregnaccia; credo di aver visto ogni tipo di oscenità possibile; anche se l'ironia tragica di tutto questo è possibilitata all'impossibile e allora forse no, ma ho visto e la vedo gente che si sputa l'anima e vive solo perchè respira e la gente che si spunta l'anima quando smette di respirare, gente che anni fa forse avrei pianto moltissimo e gente che soffre e che piange e urla e ancora gente legata, gente che ha perso ogni dignità, persone, gente, malati, pazienti, padri, figli, genitori. Nasci Vivi Soffri Muori. E tutto questo sa essere intimamente osceno, di una oscenità vera.
E le malattie non c'entrano un cazzo coi libri di medicina, che la gente sta male e soffre e delira e vomita e crepa nonostante la medicina e comunque la gente continua a farlo e a volte vedi che non si può fare nulla e non sei un cazzo; che allora sei un mercante di morte e vieni un minuto prima di un certificato e dunque di un beccamorto e quindi dispensi dolore.
Quando poi, ancora peggio, la morte diventa collega, puttana, amica beh allora succede che forse non fa più paura ed assurgi ad una verità elementare: cioè che la morte è una forma pornografia.
Credo di aver perso gran parte della mia umanità, mercanti di carne, di dolore e di morte, che suvvia dai siamo questo, ovvero a volte colghi questo lato; credo che il peggio arrivi quando questo lato permea il resto della tua vita e credo che sia solo una questione di tempo, e basta.
E forse lo sapevo anche prima che un giorno sarebbe successo che tutto questo dolore sarebbe diventato un aspetto della mia professione, e che allora quando vedevo la gente soffrire e morire io piangevo a mia volta sapendo che un giorno sarebbe venuto il funerale della mia empatia e della mia umanità, forse.
Non che l'altrui sofferenza non mi faccia più star male, ma molto meno, e lo fa in maniera poco invasiva ed ottundente, ovattata, che allora la gente muore eppoi io esco, accendo l'i-pod e vado via da tutto questo e a tutto questo ci sono talmente abituata e talmente ingranata che non è più speciale, è normale. Eppoi vado via.
Peraltro, il paziente col glioblastoma è andato altrove, io sto sempre qua, mi fumo una sigaretta e domani vado a sostituire un collega di medicina generale, il che mi rallegra, e se mi gira mi compro pure l'ennesima maglietta di HelloKitty.
Devo modificare il mio umore funesto,.
I turni alla TristeClinichetta mi annullano i picchi di serotonina, piucchealtro mi fanno perdere il senso della realtà, realtà che peraltro sa essere molto bella, come quando andiamo in motorino e ti stringo forte da dietro e ridiamo più forte e siamo leggeri e bellissimi, come quando un prosecco e un cioccolatino fondente, come quando un romanzo di urania mi dura tutta la sera e mi sogno i mostri, come quando guardo i cartoni e mi sbrodolo la coca-cola addosso, come quando mangiamo le crocchette di pesce croccanti, come quando mi faccio la doccia col bagnoschiuma alla meringa e una canzone di De Gregori non mi si leva dalla testa; che allora dai, con un pensiero bello vado a dormire adesso, se il pianista del terzo piano se la smette.